La preferenza della maggioranza delle persone anziane o con disabilità è chiara: rimanere a casa propria il più a lungo possibile. Ma al di là delle preferenze, cosa dice la ricerca sull'efficacia clinica e sulla qualità di vita nell'assistenza domiciliare rispetto alla residenzialità?
Outcomes clinici: l'evidenza favorevole al domicilio
Numerosi studi randomizzati e revisioni sistematiche mostrano che l'assistenza domiciliare qualificata riduce le re-ospedalizzazioni, accelera il recupero funzionale post-chirurgico, migliora l'aderenza terapeutica e riduce la mortalità in specifiche condizioni (scompenso cardiaco, BPCO, post-ictus). Questi benefici sono particolarmente evidenti quando l'assistenza domiciliare è erogata da team professionali integrati.
Qualità di vita e benessere psicologico
L'ambiente domestico familiare ha un valore terapeutico in sé: riduce l'ansia, favorisce il senso di controllo e identità personale, mantiene le relazioni sociali e facilita l'autonomia. Questi fattori si traducono in misure oggettive di qualità di vita migliori rispetto alla struttura residenziale, a parità di condizione clinica.
Limiti e condizioni di appropriatezza
L'assistenza domiciliare non è sempre la scelta migliore: esistono condizioni cliniche che richiedono un livello di assistenza continua non garantibile a domicilio. La valutazione multidimensionale da parte di un team professionale è lo strumento che permette di identificare la soluzione più appropriata per ciascuna persona.
📚 Evidenze scientifiche
- Shepperd S. et al. (2016). Admission avoidance hospital at home. Cochrane Database Syst Rev.
- Buja A. et al. (2020). Home care vs institutional care for older patients. Int J Environ Res Public Health, 17(3):908.
- OCSE (2023). Health at a Glance 2023. OECD Publishing, Paris.